Domenica 5 aprile 2020

Domenica delle Palme

Rito ambrosiano

Messa per la benedizione delle palme

Giovanni 12, 12-16

Foto FIAMC Press Services

In quel tempo.
La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:

Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore
,il re d’Israele!”.

14 Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene
,
seduto su un puledro d’asina.

16 I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.

(17 Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza. 18 Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno. 19 I farisei allora dissero tra loro: “Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!”).

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Commento

Il giorno dopo il banchetto di Betania, dove ha ricevuto l’omaggio profetico dell’unzione, Gesù si avvia verso Gerusalemme e, all’ingresso, trova una folla pronta ad accompagnarlo in città con acclamazioni messianiche e con in mano rami di palma (simbolo della vittoria). A differenza dei sinottici, Giovanni presenta il trionfo di Gesù come un omaggio spontaneo della gente a colui che ha vinto la morte, risuscitando l’amico Lazzaro. Gesù accetta l’omaggio ma, con il gesto di montare sopra un asinello, intende smorzare le false speranze, richiamando la profezia di Zaccaria (9,9ss). Conferma sì il fatto di essere il Messia-re, ma non un guerriero a cavallo secondo le attese popolari: egli è il Principe della pace.

Anche di fronte a questo episodio possiamo notare tre reazioni: quella dei discepoli, che al momento non riescono a capire, ma capiranno dopo la risurrezione; la reazione della folla, che acclama Gesù in quanto ha visto in lui il vincitore della morte; e quella dei farisei, che si convincono sempre più dell’opportunità della condanna, vedendo come tutti lo acclamino.

Anche in questo brano troviamo un tratto caratteristico di Giovanni che fa dire ai nemici di Gesù proprio quello che vorrebbero negare: “il mondo è andato dietro a lui!” e con ciò affermano che il Messia è il salvatore di tutti gli uomini.

Notiamo che in questo passo Gesù sembra adeguarsi agli umori della folla, ma in realtà sa correggere il tiro con un gesto simbolico fortemente educativo: cavalcare un pacifico puledro d’asino.

È lo stile di Dio: seminare avvenimenti e parole nella nostra vita per educarci al suo amore. Il credente, se ha l’animo disponibile, non farà fatica a saperli cogliere.