Firma questa petizione, compilando il modulo, per chiedere al Presidente del consiglio Conte e ai presidenti di Camera e Senato di non estendere la possibilità di suicidio assistito o eutanasia con una legge, dopo che la Corte costituzionale ha depenalizzato in certi casi l’agevolazione del suicidio altrui.

La petizione è promossa da: l’Associazione Medici Cattolici Italiani, l’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, l’Associazione Family Day, il Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano (MODAVI), METER Onlus, l’Organizzazione Per l’Educazione allo Sport (OPES), Sport Nazionale.it, l’Associazione Culturale Sunodia, l’Associazione «Non si tocca la Famiglia», Steadfast Onlus, Alleanza Cattolica, Fondazione Novae Terrae, Associazione Nonni 2.0, Associazione Maria Regina dell’Amore e Pro Vita & Famiglia Onlus.

— Ecco il messaggio che invieremo a Giuseppe Conte e ai presidenti di Camera e Senato —

La Corte costituzionale, il 25 settembre, ha deciso di depenalizzare il suicidio assistito – in alcuni casi – invitando il parlamento a legiferare sul fine vita, creando così – secondo i firmatari della presente – un vulnus etico nella tutela del diritto alla vita nel nostro ordinamento. Ormai, secondo le condizioni stabilite dalla Corte, alcune vite sono meno degne di altre e non vale più in modo assoluto il fondamentale principio della salvaguardia della vita.

Se il parlamento dovesse seguire questa linea di pensiero (come fanno presagire alcuni disegni di legge già presentati), l’Italia non tarderebbe a divenire come quei pochissimi paesi che hanno legalizzato da anni il suicidio assistito o l’eutanasia, nei quali – come in Olanda – si sopprimono anche i bambini, le persone affette da demenza o da altre patologie psichiatriche, e dove le richieste di eutanasia aumentano in modo esponenziale. In effetti, una volta negata l’indisponibilità della vita, i «paletti» che circoscrivono i casi in cui si può chiedere l’eutanasia o il suicidio assistito sembrano arbitrari, e la condizione fondamentale, cioè quella di una «sofferenza ritenuta intollerabile», è talmente soggettiva da poter essere estesa ai casi più disparati. Il rischio del piano inclinato è troppo reale e la tentazione per lo Stato di risparmiare sulle cure è consistente.

Il Presidente del Consiglio, parlando al Senato (il 10/09/19), ha giustamente affermato: «Posso solo raccomandare che sarebbe opportuno incentivare il ricorso alle cure palliative, le misure per alleviare la sofferenza dei malati inguaribili e rafforzare la formazione bioetica degli operatori sanitari». Ha aggiunto: «Il diritto alla vita è fondamentale presidio giuridico di tutela per ogni essere umano, è quel diritto da cui si irradiano tutti gli altri». Seguire con coerenza questi principi implica riconoscere che la vita di ogni essere umano è intoccabile, e che nemmeno il Parlamento può decidere quali vite si possono sopprimere e quali no. Auspichiamo quindi uno Stato che investa sulle cure palliative, in modo da eliminare la sofferenza e non il sofferente, uno Stato che continui a formare i medici per sostenere la vita e non per sopprimerla.

Chiediamo pertanto di tutelare la vita e di fare tutto ciò che è in vostro potere per evitare che il Parlamento possa legiferare su eutanasia e suicidio assistito, aggravando la breccia già aperta dalla Consulta.

— Puoi scaricare qui il modulo cartaceo per la raccolta manuale delle firme. —