La crisi della famiglia tradizionale è una malattia che intacca la società, l’economia e il benessere dei figli

Le conseguenze più gravi sotto la lente della sociologia


di Ermanno Pavesi

Segretario Generale della FIAMC

Dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili ci sono tentativi di sdramma-tizzare le preoccupazioni:

la legge avrebbe solo preso atto di una situazione già esistente. Del resto anche le leggi sul divorzio e sull’aborto sarebbero state metabo-lizzate con il tempo.

Effettivamente le leggi hanno un valore normativo e possono influenzare, anche in peggio, mentalità e costumi, ciò che con il tempo ne aumenta l’accettazione nella popolazione, ma la bontà di una legge deve essere valutata sulla base di criteri morali e degli effetti. Analisi sociologiche possono dimostrarne gli effetti devastanti.

Il riduzionismo di Freud

La sociologa culturale Eva Illouz spie-ga i cambiamenti avvenuti negli Stati Uniti nel modo di concepire e vivere i rapporti tra i sessi con una svolta culturale alla quale hanno contribu-ito soprattutto le teorie del fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud, che hanno influenzato considerevolmente la psicologia del XX secolo.

Freud ha separato sessualità e ripro-duzione, così il matrimonio da luogo privilegiato per una relazione tra uomo e donna, per avere e allevare figli è diventato solo una delle possibili forme di vivere la sessualità, cessando di essere un progetto di vita comune. Per la psicoanalisi l’equilibrio psichico di una persona dipenderebbe dal soddi-sfacimento dei propri bisogni sessuali mentre leggi morali che li limitano avrebbero effetti psichici dannosi. Queste teorie, diffuse per decenni in film, romanzi, letteratura più o meno scientifica, corsi di formazione, talk show e riviste femminili, hanno modi-ficato il modo di vivere la relazione di coppia, preparando il terreno alla rivo-luzione sessuale e a forme radicali di femminismo. Questi cambiamenti sono stati celebrati come tappe di civiltà con l’affermazione dell’autonomia e dei di-ritti individuali. Gli effetti sulla società di questi cambiamenti che sono presi in considerazione solo raramente sono descritti in due opere di due sociologi, Roberto Volpi e Isabell V. Sawhill.

Il crollo delle nascite

Nel su libro “La nostra società ha ancora bisogno della famiglia? Il caso Italia”, Volpi, pur riconoscendo che c’erano state trasformazioni dei nu-clei familiari già nella prima metà del XX secolo, attribuisce alla legge sul divorzio e ad altre leggi che han-no modificato il regime matrimoniale l’accelerazione avvenuta negli ultimi decenni del continuo scivolamento dalla famiglia tradizionale a forme di convivenza sempre meno impegnative: «meno matrimoni, meno famiglia, meno bambini, meno vitalità demografica e, in una parola, meno società. Potrebbe non esserci la strada per un ritorno indietro, dopo tanto scivolare in avanti» (p. 141).

Volpi descrive anche alcuni passaggi: «Il primo passaggio dello scivolamento verso il meno della società italiana in quanto società è consistito nella crisi del matrimonio, che dura quasi senza interruzione da quattro decenni.

Il secondo passaggio si identifica con la vera e propria esplosione delle famiglie unipersonali, passate a rappresentate il 30 % di tutte le famiglie, tra le quali a crescere proporzionalmente di più sono proprio quelle formate da veri celibi e vere nubili di 25 e più anni d’età. Il terzo passaggio, ch’è poi quello conclusivo anche sotto un profilo logico-consequenziale, consiste, più ancora che nella contrazione delle na-scite, nella rinuncia a fare figli, nel non volere fare figli, nel non volere bambini da parte di coppie pure unite in matri-monio» (p. 140).

Non solo il 30 % delle famiglie è co-stituito da famiglie unipersonali, ma «un altro 27 e più per cento è fatto di famiglie di tre persone, cosicché ben 8 famiglie su 10 non arrivano alle dimen-sioni della classica famiglia di quattro persone costituita dalla coppia più due figli» (p. 70).

Questa trasformazione della famiglia compromette secondo Roberto Volpi il futuro della società italiana: «senza la famiglia tradizionale ben difficilmen-te una società, un Paese riusciranno a raggiungere un tasso di fecondità che consenta loro di evitare il declino demografico, e con esso anche quello economico-produttivo» (p. 130).

Matrimonio e felicità

Il libro Generation Unbound. Drifting into Sex and Parenthood without Mar-riage, Generazione senza legami. Verso sesso e genitorialità senza matrimonio, di Isabell V. Sawhill è particolarmente significativo in quanto la sociologa è una importante esponente della cultu-ra progressista degli Stati Uniti.

La Sawhill sottolinea ripetutamente i vantaggi del matrimonio: «Mediamente, il matrimonio sembra aumentare la felicità e il benessere degli adulti» (p. 63); riconosce pure che: «I conserva-tori hanno ragione che il matrimonio è il miglior ambiente che sia mai stato inventato per la crescita dei figli» (p. 7), e manifesta la sua preoccupazione per il crescente numero di figli nati al di fuori del matrimonio negli Stati Uniti e per le conseguenze sociali negative che ne derivano.

La Sawhill precisa che si tratta di dati statistici e, quindi, che sono possibili eccezioni: per esempio ricorda che vi sono matrimoni che falliscono dopo breve tempo, e che coppie non sposa-te convivono per decenni, però cinque anni dopo la nascita di un bambino, «solo un terzo delle coppie non sposate vive ancora insieme, contro l’80% delle coppie sposate» (p. 71).

La Sawhill dichiara che le ricerche non hanno evidenziato sostanziali differen-ze tra i figli di coppie sposate e quelli di coppie che convivono a lungo: nota però che «[…] convivenze durevoli sono piuttosto rare» (p. 59) «La breve durata di queste convivenze simili al matrimo-nio, anche se sono coinvolti figli, signi-fica che non sono l’ambiente ideale in cui far crescere la nuova generazione» (p. 22).

L’instabilità aumenta la povertà

Famiglie costituite solo dalla madre e dai figli si trovano in condizioni eco-nomiche difficili: il 43% delle madri (p. 31) e il 47% dei figli (contro l’11% dei figli di genitori sposati) viveva sotto la soglia di povertà (p. 54), ciò che com-porta un onere crescente per lo Stato considerato anche il numero crescen-te di famiglie monoparentali con figli minorenni passate dal 7% del 1950

al 31% del 2013 (p. 26). Nonostante l’aiuto dello Stato la crisi della famiglia può vanificare le campagne del governo degli Stati Uniti per combattere la po-vertà: «L’ondata demografica è forte, ed è possibile, che per ogni bambino che viene strappato alla povertà un altro diventa povero, se i genitori si separa-no» (p. 97).

Figli di madri nubili soffrono per una condizione di instabilità delle relazio-ni, «È degno di nota che il 23% delle madri nubili hanno figli da due padri differenti, il 16% da tre differenti padri e l’8% da quattro o più padri» (p.71). «Inquietante è il numero di figli che non solo sono nati fuori del matrimo-nio, ma che si trovano in un caos di relazioni di dimensioni difficilmente immaginabili» (p. 70).

Difficoltà economiche e instabilità delle relazioni comportano difficoltà dello sviluppo emozionale, nei risul-tati a scuola con minori possibilità di conseguire un titolo di studio e di affermazione nella professione, nonché maggiori problemi nei rapporti inter-personali (pp. 56-57).

Rivoluzione sessuale e femminismo hanno permesso maggiore libertà nelle relazioni tra i sessi, ma questo non è stato positivo per i figli: «Oggi, figli devono pagare il prezzo per le nuove chance che si possono permettere i loro genitori» (p. 6).

«Calo dei matrimoni e aumento delle famiglie monoparentali non sono stati un bene per i figli» (p. 27).

«Ciò che va bene per gli adulti, non va necessariamente bene anche per i figli. Essi hanno perso la stabilità e l’impe-gno per il loro benessere, che matrimo-ni di lunga durata dei genitori biologici possono garantire» (p. 63).

Soluzioni inaccettabili

Purtroppo la sociologa propone so-luzioni moralmente inaccettabili, in pratica un maggiore impegno pubblico per promuovere l’uso di contraccettivi iniettabili a lunga durata, e facilita-zione dell’accesso all’aborto (Cfr. p. 102). Propone pure di tagliare sussidi alle famiglie con più di due figli: «Chi desidera avere più figli deve farlo a pro-pri costi» (p. 104). La riduzione della natalità dovrebbe essere compensata dall’immigrazione.

La Sawhill auspica anche il coinvolgi-mento dei leader delle varie fedi re-ligiose in «questo dialogo» e dichiara che «[…] escludere dalle discussioni pubbliche scrupoli religiosi sul sesso e contraccezione deve essere uno degli scopi», (p. 144), un “dialogo” che deve solamente servire a far tacere i leader religiosi su questioni morali.

È possibile che nei prossimi anni l’ac-cettazione della legge sulle unioni civili crescerà, ma, come dimostrano le ana-lisi sociologiche dell’evoluzione degli ultimi decenni, contribuirà a intaccare ulteriormente il valore della famiglia tradizionale.