Mettiti al posto degli apostoli. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù. Finalmente delle parole che suonavano giuste. Avevano creduto che la sua vita fosse quella buona per condurci alla felicita. E tutto finisce in modo disastroso, su una croce. “Ci avevamo sperato, ci siamo sbagliati …”
Ed ecco che, a poco a poco, grazie alla tomba vuota e alle apparizioni, comprendono. Si, la buona novella di Gesù non era un sogno. Dio gli ha dato ragione. La croce non è l’ultima parola. Gesù ha superato la morte, si è ora ricongiunto con il Padre di cui aveva tanto parlato. Quindi è proprio vivo, anche se non in senso terreno.
Dire che Gesù è risorto significa anche credere “Che è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” Matteo 28, 20. Poiché si è ricongiunto con Dio, è come lui, presente ovunque ci sia qualcuno che gli apra il suo cuore. Credere in Gesù risorto significa dunque capire che tutto non si riduce a quello che i nostri occhi terreni possono vedere, a ciò che la nostra intelligenza può comprendere, ma che la vita trabocca da tutte le parti. Colui che Dio ci aveva inviato continua a camminare con noi e ci conduce verso la gioia eterna che lui sta già gustando. La morte ha lasciato libero il passaggio, non c’è quindi più nulla per cui temere.
La fede pasquale non è uno slancio emotivo di un giorno, ma una paziente costruzione quotidiana: scegliere, ogni giorno, di tornare a quel centro che è Gesù vivo in me e in te. Anche quando non si sente nulla. Anche quando tutto sembra dire il contrario.
La vera fede non si chiede: “Credo che Cristo sia risorto?”, ma:
“Vivo avendo Cristo come centro della mia vita?”
Perché se Cristo è risorto, allora la vita non è più un cammino senza meta, privo di senso, ma un cammino dentro una presenza che continuamente dice:
“NON TEMERE. IO SONO VIVO. E LA TUA VITA DEVE ANCORA DARE IL MEGLIO.”
Don Michele Aramini
