F. Balzaretti: il medico e la consolazione

12 Febbraio 2022

Cari amici,

come ben sappiamo, la Consolazione non si deve e non si può assolutamente limitare a confortare chi è colpito da un lutto. La malattia, il dolore, la sofferenza, la paura prima di essere sottoposti ad un intervento delicato e complesso (ed io come chirurgo lo so molto bene): rischiano di chiudere la persona colpita e i suoi familiari in un isolamento dannoso ed inquietante. E quindi il medico, l’operatore sanitario, il volontario hanno il dovere di consolare, tenere e tendere la mano a chi soffre.

Questo proprio perché la tristezza ed il dolore emergono dall’abbandono e dalla solitudine, quando si è privi di una presenza che ti riscaldi, di una mano che ti accarezzi, di una parola che spezzi il tuo silenzio ed asciughi le tue lacrime. Anche perché negli ospedali, nella sanità e negli ambulatori i medici ed i vari operatori sanitari non sono più quelli del passato. Sono cambiati… e continueranno a cambiare, in un mondo dominato sempre più dalla tecnologia e dalle Intelligenze Artificiali.

L’impatto delle nuove tecnologie digitali sul rapporto medico/paziente è ormai evidente a tutti. E quindi, non possiamo ignorare, come già ha sottolineato il Direttore Generale Zulian, che la tecnologia comporti anche dei rischi. Anche perché se essa viene utilizzata incautamente, per digitalizzare (ed aumentare ancor più) la burocrazia o robotizzare la cura e le interazioni umane, essa renderà i vari processi ancora più freddi ed impersonali, di quanto già non lo siano ora.

Per cui la tecnologia dovrebbe essere soprattutto pensata ed applicata al servizio di una migliore relazione tra il professionista della salute e il paziente, per una nuova cultura medica: una cultura al servizio dell’uomo, del bene integrale della persona; e quindi più umana ed umanizzante. Per cui il fine che noi dobbiamo perseguire deve essere quello di sviluppare e diffondere questa cultura, per un più corretto utilizzo delle soluzioni digitali e delle loro migliori pratiche. Un utilizzo che non vada a raffreddare i rapporti umani. Dobbiamo, al contrario difendere e preservare ciò che è umano, o meglio quel che è rimasto di umano nella nostra società; e soprattutto nella sanità.

Ecco perché l’attività medico-sanitaria deve, e dovrà sempre fondarsi su una RELAZIONE UMANA: l’incontro tra la fiducia di un ammalato e la coscienza del medico. Lo abbiamo già sottolineato e scritto molto volte, ma forse vale la pena di ribadirlo ancora. Sì, cari amici, perché come afferma il nostro carissimo Presidente Filippo Boscia (che oggi è qui idealmente con noi): “Umanità, cura, scienza e competenza devono camminare insieme, mai disgiunte, per fare della medicina un’arte che coinvolga mente e cuore, congiungendo conoscenza e compassione, professionalità e pietà, competenza e solidarietà umana.”

Come infatti sottolinea anche Papa Francesco nel messaggio per la Giornata del malato: “Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia”.

Auguro quindi a tutti un buon e proficuo lavoro e mi complimento ancora con Patrizio Conte e l’AMCI di Novara per aver pensato e realizzato questa bella ed importante iniziativa, affrontando un tema molto importante e molto sentito dalla nostra Associazione di Medici Cattolici.

Franco Balzaretti
Vice Presidente Nazionale AMCI

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