Dalla liberazione sessuale alla schiavitù sessuale. Il lato oscuro della rivoluzione sessuale

Ermanno Pavesi

Theologische Hochschule Chur, Svizzera

Gustav-Siewerth-Akademie, Weilheim-Bierbronnen, Germania

Il tema del traffico di persone finalizzato allo sfruttamento sessuale è stato affrontato da molti punti di vista: situazione delle vittime, aspetti criminali, modi di contrastare il fenomeno. Il traffico criminale è possibile solo se esiste una domanda e il cliente rappresenta un indispensabile anello della catena. Alla questione dei clienti viene però prestata scarsa attenzione, e per lo più in chiave ideologica, come oppressione dell’uomo sulla donna, o dei più deboli come minorenni e trans, e sfruttamento del suo stato di necessità. In questa chiave l’approccio femminista sembra adatto a contrastare il fenomeno, per sensibilizzare i clienti per la situazione di dipendenza delle prostitute. Nonostante decenni di lotte e conquiste femministe, però, il fenomeno si è accentuato. I limiti di questo approccio dipendono anche dall’ambivalenza nei confronti della prostituzione, tra una tendenza che dichiaratamente non vuole dare un giudizio morale sulla prostituzione, non escludendo un rapporto libero e consensuale tra il cliente e la prostituta, considerata semplicemente come sexual worker, e la supposizione che la condizione di dipendenza della prostituta è molto complessa, tanto nel rapporto asimmetrico con il cliente, quanto nei confronti di tutta la rete dello sfruttamento, di modo che diventa difficile escludere che le sue prestazioni siano frutto di coercizione, anche in mancanza di segni di violenza fisica sulla donna, come lividi o ustioni. Mi sembra illusorio appellarsi al senso di responsabilità del cliente e pretendere che prima di ingaggiare una prostituta possa chiarirne la situazione per escludere che sia vittima di traffiking in senso lato. A mio avviso si deve piuttosto prendere in considerazione il fenomeno della prostituzione in generale. Non è possibile però affrontare questo problema senza costatare l’esistenza di una cultura e di una mentalità diffuse ostili alla concezione tradizionale della famiglia e della sessualità, e senza capire come questa cultura si è formata e quali teorie l’hanno ispirata.

Società patriarcale e sfruttamento della donna

Lo studioso svizzero Johann Jakob Bachofen (1815-1887) collegando fonti molto differenti, dai miti antichi alle relazioni di storici, dai reperti archeologici alla storia delle religioni, ha formulato un’ipotesi sulle fasi dello sviluppo della civiltà mediterranea: le prime forme di società sarebbero state originariamente di tipo matriarcale, con l’assenza di una struttura familiare e di un’organizzazione politica, con la promiscuità sessuale e con una religiosità tellurica senza trascendenza. Solo col tempo sarebbe avvenuto un graduale passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale, caratterizzata per esempio da matrimonio monogamico, formazione della proprietà privata su base familiare, religiosità trascendente ed educazione morale dei figli. Il motore principale di questa trasformazione sarebbe stata la religione con la progressiva affermazione di divinità solari e della spiritualità apollinea su divinità lunari e telluriche e sulla spiritualità naturalistica. “Cosí il trapasso dal diritto materno al diritto paterno coincide con un superiore sviluppo religioso dell’umanità. È il progresso del principio materiale della religione a quello intellettuale, dal fisico al metafisico. È l’elevazione, l’ascesa dalla terra al cielo” [1]. Questa teoria che, indipendentemente dalla validità della ricostruzione storica, descrive il conflitto sempre presente nella società umana tra una visione puramente naturalistica dell’uomo e il riconoscimento di un principio spirituale superiore, ha avuto un impatto determinante sulla cultura moderna. Il filosofo tedesco Friedrich Engels (1820-1895), per esempio, ritiene che la storia della famiglia cominci proprio con la pubblicazione del libro di Bachofen sul matriarcato [2], ma, al contrario dello studioso svizzero, non considera il passaggio al patriarcato come un autentico progresso, ma lo ritiene piuttosto responsabile dei mali sociali e dei problemi culturali. Engels considera poi il matrimonio monogamico come la prima forma di sfruttamento di una classe, rappresentata dagli uomini, su un’altra, quella delle donne. “Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile [3]. “La monogamia […] appare come soggiogamento di un sesso da parte dell’altro, come proclamazione di un conflitto tra i sessi sin qui sconosciuto in tutta la preistoria. […] il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico, e la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile” [4].

Per Engels il matrimonio monogamico non avrebbe però eliminato la promiscuità sessuale originaria che sarebbe sopravvissuta sotto forma di eterismo, cioè di relazioni extraconiugali, e di prostituzione. Interpretando in chiave economica le relazioni umane, ritiene che il matrimonio si trasformi “abbastanza spesso nella più crassa forma di prostituzione, talvolta da tutte e due le parti, molto più comunemente da parte della donna, la quale si distingue dalla comune cortigiana solo perché essa non affitta il proprio corpo come una salariata che lavori a cottimo, ma lo vende in schiavitù una volta per tutte” [5].

Anche nel Manifesto del partito comunista Karl Marx (1818-1883) ed Engels sostengono la comunanza delle donne nelle società primitive, tacciano di ipocrisia borghese il matrimonio monogamico che tollera relazioni extraconiugali e prostituzione, quest’ultima, poi, sarebbe addirittura complementare alla famiglia [6]. Il Manifesto auspica l’abolizione della famiglia e quindi la fine di ogni forma istituzionalizzata dei rapporti fra i sessi. Engels formula in modo ancor più preciso la sua visione: i rapporti sessuali dovrebbero avvenire solo liberamente e per amore, e dato che “la durata dell’impeto d’amore sessuale individuale è molto diversa”, ma comunque limitata, anche un matrimonio d’amore sarebbe di breve durata e sarebbe inevitabilmente seguito da un divorzio, l’abolizione del matrimonio avrebbe il vantaggio di risparmiare “alla gente il guazzare nell’inutile sudiciume di un processo di divorzio” [7]. Engels è convinto che la trasformazione dei rapporti sociali e produttivi porterà alla comparsa di una nuova generazione di uomini e donne che hanno rapporti sessuali liberamente, senza condizionamenti di sorta. Individui quindi che al di fuori di ogni legame possono concedersi liberamente.

L’utopia descritta da Engels e Marx prevede una società atomizzata, fatta da individui senza legami, che dovrebbe eliminare rapporti tra i sessi nei quali l’uomo sfrutta la donna, la riduce in una condizione di dipendenza e quindi la costringe a concedersi per qualche vantaggio. Tanto che la donna si conceda a pagamento con clienti occasionali, si faccia mantenere da un amante o sia regolarmente sposata, si tratterebbe comunque di forme di prostituzione. La stessa condizione della donna nel matrimonio è descritta con due termini che si collegano al tema di questa giornata di studio: prostituzione e schiavitù.

Queste concezioni sul matrimonio e sul ruolo della donna si sono affermate non solo in ambienti politici e culturali socialisti, ma sono penetrate anche nelle organizzazioni internazionali. Si può ricordare il caso dei coniugi Myrdal, negli anni trenta del secolo scorso ambedue membri socialisti del parlamento svedese: consideravano il ruolo di casalinga come una “mezza prostituzione” che giustificavano come unica opportunità “per donne gracili, imbecilli, indolenti e senza ambizioni” o in generale per individui meno dotati [8]. Alva Myrdal (1902-1986) e Gunnar Myrdal (1898-1987) hanno successivamente ricoperto ruoli importanti in istituzioni internazionali come l’UNESCO, sono stati ambedue insigniti del premio Nobel: lui nel 1974 per l’economia, lei per la pace nel 1982. E questo non ostante in un libro sulla questione demografica abbiano sostenuto programmi eugenetici come la sterilizzazione di persone con handicap.

La divisione in classi nella famiglia primitiva rappresenterebbe il punto di partenza per tutte le ulteriori divisioni. Per i teorici di orientamento marxista, come lo psicoanalista Wilhelm Reich (1897-1957), esiste quindi un legame indissolubile tra famiglia e società classista, così che quest’ultima non può essere superata senza l’abolizione della famiglia. Reich, per esempio, spiega l’evoluzione totalitaria della rivoluzione bolscevica nell’Unione Sovietica con il mantenimento di una famiglia di tipo patriarcale. La rivoluzione politica sarebbe quindi destinata a fallire senza una rivoluzione sessuale che modifichi tanto il ruolo della donna quanto il comportamento sessuale [9].

L’ipotesi della libertà sessuale, se non della promiscuità sessuale, nella fase iniziale della storia dell’umanità sembrò essere confermata dagli studi dell’antropologa culturale americana Margaret Mead (1901-1978). Studiando le varie culture, l’antropologia culturale si propone di distinguere quanto esse hanno di comune, e che quindi può essere riferito a caratteristiche costanti della natura umana, dalle peculiarità dei singoli popoli che dipenderebbero invece da fattori culturali. Di fatto, certi antropologi culturali sembrano interessati più che altro a fornire un’interpretazione unicamente culturale degli usi e dei costumi di una popolazione e anche Margaret Mead sostiene:

“Ad uno ad uno, molti tratti del comportamento che si era abituati a considerare come attributi immodificabili della natura umana risultarono soltanto come prodotti della civiltà – presenti negli abitanti di un paese, assenti in quelli di un altro, e questo indipendentemente dalla razza. Si capì così che né la natura umana, né la razza, potevano render conto degli svariati e variegati modi in cui si esprimono, in condizioni sociali differenti, emozioni basilari come l’amore, la paura o la collera” [10].

Se il modo con cui si esprime l’amore dipende da fattori culturali e non ha una base naturale, allora non esisterebbero relazioni sessuali che possono essere considerate naturali, e conseguentemente non ce ne sarebbero neppure di innaturali, o contro natura. A queste conclusioni Margaret Mead è arrivata soprattutto dopo un lungo soggiorno sull’isola di Samoa. Vivendo a stretto contatto con la popolazione si è convinta che gli indigeni erano più felici degli americani grazie a un comportamento più spontaneo e a “un modo di concepire la vita piuttosto leggero e superficiale comune a tutta la società di quelle isole” [11] anche in campo sessuale, e paragona la “microscopica e incancrenita famiglia biologica” [12] al comportamento delle ragazze di Samoa che preferiscono“differire il matrimonio il più a lungo possibile per darsi spensieratamente ad amori casuali” [13]. Margaret Mead era anche convinta degli effetti benefici della libertà sessuale sull’equilibrio psichico: “La familiarità col sesso e il riconoscere la necessità di una tecnica per le cose del sesso come un’arte, hanno formato uno schema di relazioni personali in cui non si trovano neurotici, non esiste frigidità né impotenza, salvo come risultato temporaneo di una grave malattia” [14].

Le opere dell’antropologa americana hanno avuto grande diffusione e un notevole impatto sulla cultura del suo tempo, come segnala in un’introduzione al libro sull’adolescenza a Samoa, Mary Catherine Bateson figlia di Margaret Mead e dell’antropologo Gregory Bateson (1904 – 1980): “Le tesi di Coming of Age in Samoa sugli effetti distruttivi dell’isolamento e dell’intensa emotività della famiglia nucleare hanno influenzato la nostra prima generazione di terapeuti della famiglia. I primi fautori della libertà sessuale, come Havelock Ellis [1859-1939] e Bertrand Russell [1872-1970], hanno amato questo libro” [15].

Le descrizioni dello stile di vita a Samoa fornite da Margaret Mead sono state confutate da successive ricerche sul campo, ma tali confutazioni non hanno scalfito l’immagine quasi paradisiaca di popolazioni primitive felici, che vivono in armonia con la natura e soprattutto completamente disinibite sessualmente, un’immagine proiettata anche sulle prime fasi della società umana, che corrisponderebbe anche al mito dell’età dell’oro. Queste concezioni hanno suscitato da una parte una certa “nostalgia delle origini”, dall’altra, soprattutto verso la fine del XX secolo, hanno assunto un carattere quasi messianico: emancipazione femminile e liberazione sessuale rappresentavano non tanto temi di un programma politico, quanto la convinzione che il superamento del vecchio ordinamento patriarcale avrebbe segnato il passaggio a una nuova epoca, il New Age, nella quale l’umanità avrebbe ristabilito l’originaria armonia con la natura, esterna e interna.

La tesi della Mead che la libertà sessuale a Samoa avrebbe giovato alla salute psichica dei suoi abitanti rimanda anche alle teorie del medico austriaco fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud (1856 -1939). Due sue teorie sono importanti per il nostro tema: separazione di sessualità e riproduzione, e pieno soddisfacimento della pulsione sessuale come condizione per la salute psichica.

Rivoluzione sessuale come rivoluzione del comportamento sessuale

La psicoanalisi ha influenzato profondamente l’atteggiamento della cultura moderna nei confronti della vita sessuale. Freud spiega lo sviluppo psichico dell’umanità e del singolo con la teoria dell’evoluzione e in particolare nega il finalismo: la natura si sarebbe sviluppata per caso, non esisterebbe un ordine naturale, e quindi sarebbe erroneo chiedersi che scopo abbia un istinto. L’istinto cercherebbe solo il proprio soddisfacimento e non sarebbe diretto verso un oggetto particolare, anzi l’oggetto “è l’elemento più variabile della pulsione, non è originariamente collegato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà di rendere possibile il soddisfacimento. […] Può venir mutato infinite volte durante le vicissitudini che la pulsione subisce nel corso della sua esistenza[16]. Questo varrebbe anche per l’istinto sessuale. Per sottolineare che l’istino sessuale originariamente non sarebbe diretto verso un oggetto particolare, ma potrebbe essere soddisfatto da qualsiasi tipo di oggetto, Freud definisce il bambino addirittura come “perverso polimorfo”, in quanto potenzialmente potrebbe soddisfare l’istinto sessuale con un oggetto qualsiasi. Un orientamento sessuale preciso sarebbe solo un’acquisizione posteriore.

Freud formula così un principio fondamentale: la separazione dell’appagamento dell’istinto sessuale dalla riproduzione. Questo ha rivoluzionato pure la concezione del matrimonio: mentre il legame tra sessualità e riproduzione comportava anche che il matrimonio, come luogo privilegiato per la riproduzione e la crescita dei figli, fosse anche il luogo privilegiato per l’attività sessuale, la scissione tra sessualità e riproduzione ha in un certo senso legittimato quella che per lungo tempo è stata considerata un’ipocrisia della classe borghese, cioè che uomini avessero una famiglia e contemporaneamente vivessero la loro vita affettiva e sessuale in relazioni e rapporti extraconiugali.

Secondo Freud, poi, la causa più importante dei disturbi psichici sarebbe di natura sessuale. Le nevrosi sarebbero addirittura la forma specifica dei disturbi sessuali:

“Apprendiamo in fatti che per capire le malattie nevrotiche l’importanza di gran lunga maggiore spetta alla pulsione sessuale; che le nevrosi sono per così dire le malattie specifiche della funzione sessuale; che dipende dalla quantità della libido, e dalla possibilità di soddisfarla e di scaricarla attraverso il soddisfacimento, se un uomo in genere si ammala di nevrosi” [17].

L’istinto sessuale sarebbe il motore fondamentale dello sviluppo psichico e disturbi psichici sarebbero riconducibili a ostacoli allo sviluppo dell’istinto sessuale. Salute ed equilibrio psichico dipenderebbero dalla possibilità di vivere la propria sessualità nel modo che la psicoanalisi ritiene più adeguato.

Queste teorie hanno determinato un cambiamento importante nella cultura occidentale: Il giudizio sull’attività sessuale veniva svincolato da categorie morali ed erano particolari forme di psicologia che in base a un proprio modello di salute psichica pretendevano dettare le norme di comportamento sessuale.

La sociologa della cultura Eva Illouz ha descritto come la psicoanalisi, che per circa mezzo secolo aveva incontrato forti resistenze in Europa, si è affermata rapidamente negli Stati Uniti, per imporsi dopo la fine della seconda guerra mondiale anche nella cultura europea [18]. Le considerevoli trasformazioni della società, della produzione e dell’organizzazione del lavoro e in particolare della famiglia, e quindi anche delle relazioni tra i sessi, avevano posto problemi che richiedevano nuove strategie. I sistemi di valori preesistenti non sono stati in grado di rispondere in modo adeguato a tali esigenze, o le correnti dominanti della cultura non le hanno prese in considerazione. In questa fase di riorientamento la psicoanalisi ha fornito un sistema teorico articolato che offriva spiegazioni per le situazioni di crisi, modelli per interpretare la propria condizione esistenziale e infine anche proposte di soluzione.

La figura dello psicoterapeuta freudiano ha approfittato anche del crescente prestigio della psicologia che si stava affermando in vari campi della società, come selezione del personale e formazione dei manager, il miglioramento della comunicazione nelle istituzioni e dell’efficienza dei dipendenti.

Lo psicologo-psicoterapeuta diventa l’esperto dei problemi personali e delle relazioni interpersonali nella famiglia, nei gruppi, e nelle istituzioni di ogni tipo, e, per quanto riguarda il tema di questa giornata di lavoro, della vita sessuale e dei rapporti uomo-donna. Il comportamento umano non viene più inserito in una visione della vita orientata alla nozione di bene comune, ma viene subordinato a un certo concetto di salute sessuale individuale e all’efficienza all’interno di una determinata istituzione.

Si tratta di un cambiamento epocale: non è più la morale, sistematizzata dalla teologia e dalla filosofia morale, a indicare il fine dell’uomo e della società e quindi anche il contesto generale per regolare il comportamento sessuale e le relazioni fra i sessi, ma è la psicologia, assurta a scienza regina dell’uomo, che cerca di imporre le proprie norme al posto del sistema di valori preesistente. In questa contrapposizione la psicoanalisi gioca un ruolo particolare introducendo la categoria della salute. I comportamenti umani non sono più valutati in base ai criteri giusto o falso, buono o cattivo, ma, se, in base alla teoria psicoanalitica, fanno bene alla salute o no. E, in chiave psicoanalitica, ogni rimozione delle pulsioni sessuali è patogeno, cioè provoca la nevrosi.

Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961) scrive, “La nevrosi è scissione interiore, sdoppiamento di sé. Tutto ciò che lo favorisce la fa peggiorare; tutto ciò che lo attenua la fa migliorare” [19]. La rimozione delle pulsioni sessuali sulla base di principi morali e/o religiosi renderebbe quindi malati. L’uomo dovrebbe rinunciare a tali valori e cercare piuttosto di integrare gli istinti nella vita cosciente: „Unità e totalità si trovano sul gradino più alto della scala dei valori oggettivi[20].

Eliminazione delle rimozioni, accettazione e integrazione degli impulsi sarebbero la condizione necessaria per il benessere sessuale, con la trasformazione dei valori della società e soprattutto della coscienza morale individuale.

Il concetto di salute sessuale viene molto spesso ricordato insieme con quello di salute riproduttiva e riferito ai problemi relativi al cosiddetto “sesso sicuro”, all’anticoncezione e all’aborto. Questo concetto non comporta solo la pretesa che il sistema sanitario offra le prestazioni necessarie, ma pretende pure che vengano istituiti in tutte le scuole, compresi gli asili infantili, corsi obbligatori di educazione sessuale.

L’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Salute, per esempio, ha pubblicato nel 2010 gli Standards for Sexuality Education in Europe. A framework for policy makers, educational and health authorities and specialists [21] che sono stati elaborati da un piccolo gruppo di esperti in maggioranza legati all’IPPF (International Planned Parenthood Federation), un’organizzazione internazionale che si batte per la legalizzazione dell’aborto.

Gli standards prevedono moduli che definiscono i temi da trattare e le competenze da acquisire nei vari gruppi di età. Ad esempio, ai bambini tra i 9 e i 12 anni deve essere insegnato a non avere sensi di vergogna o di colpa per sensazioni e desideri sessuali, a fare scelte coscienti se avere o no rapporti sessuali, e l’uso di profilattici e anticoncezionali [22]. Organizzazioni internazionali promuovono questo tipo di educazione sessuale come “comprehensive sexuality education” e considerano principi morali delle forme tradizionali di educazione come dei tabù che devono essere superati: “La IPPF pensa che tabù sessuali, risultato di cultura e religione, non siano ostacoli insormontabili per l’allargamento del campo d’azione dell’educazione sessuale” [23].

Secondo lo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987), esponente di primo piano di una corrente psicologica che, a mio avviso, viene definita in modo del tutto ingiustificato come umanistica, l’uomo non dovrebbe lasciarsi condizionare nei suoi comportamenti da nessun tipo di norma, e neanche da nessuna decisione presa precedentemente, ma vivere solo spontaneamente i sentimenti che prova in ogni momento. Il fatto di essere sposato non dovrebbe precludere la possibilità di esperienze extraconiugali, che lui definisce come “relazioni satellite”: “Le relazioni satellite possono essere attuate da entrambi i partner e ciò spesso causa grande sofferenza, ma nello stesso tempo favorisce la crescita” [24]. Pretendere la fedeltà del coniuge manifesterebbe soltanto un atteggiamento possessivo, mentre in una relazione matura il coniuge sarebbe in grado di riconoscere le esigenze dell’altro e di accettarne le relazioni satellite. Rogers non dubita che con il suo approccio terapeutico “centrato sulla persona, le relazioni satellite vengano facilitate” [25].

Vista la fugacità di certe passioni, Rogers invita pure a non indugiare a passare all’intimità, consigliando addirittura di viverle indipendentemente da una relazione, in quanto la sua prevedibile rottura provocherebbe solo sofferenze: “dovendo vivere in un contesto umano, è necessario stabilire con gli altri legami intimi, comunicativi e personali, in un lasso di tempo molto breve. Devono imparare a lasciarsi alle spalle questi rapporti intimi senza soffrire troppo” [26].

Teorie di questo tipo sono state recepite anche da specialisti cristiani. Il teologo protestante e psicoanalista, e una delle figure più importanti della psicologia pastorale di lingua tedesca, Joachim Scharfenberg (1927 – 1996) ha scritto una Introduzione alla psicologia pastorale, tra l’altro considerata autorevolmente anche da autori cattolici, in cui sostiene che matrimonio e famiglia nella loro forma attuale rappresentano qualcosa come un tabù cristiano, ha apprezzato le comuni studentesche nate dopo il ‘68 e si rammaricava però che anche in queste comuni, non ostante il loro spirito rivoluzionario, si siano formate relazioni stabili [27].

Rivoluzione sessuale e messa in discussione della famiglia

Le teorie descritte hanno influenzato la cultura dominante del nostro tempo contribuendo a modificare la concezione dei rapporti sessuali e del matrimonio. Da una parte viene messo in discussione il matrimonio monogamico e soprattutto l’atteggiamento dei coniugi: non più donazione reciproca, ma un clima conflittuale all’interno della coppia, in cui ciascuno tende a cercare solo il proprio interesse, ad autorealizzarsi, a soddisfare i propri bisogni nel senso di Sigmund Freud o a vivere solo i propri sentimenti nel senso di Carl Rogers, indipendentemente da ogni legame, istituzionalizzato o meno.

Da una parte il matrimonio non viene più considerato il luogo dove poter vivere in modo unitario affettività, sessualità e riproduzione, dall’altra vi è stata una sessualizzazione della società, il sesso viene considerato come un fenomeno fisiologico e l’appagamento sessuale sarebbe il presupposto necessario del benessere psichico.

In un dialogo platonico Socrate dichiara: «Occorre tener presente […] che in ciascuno di noi sono presenti due forme di tendenze che ci dominano e ci guidano, e noi le seguiamo là dove ci portano: l’una innata, è desiderio dei piaceri; l’altra invece, è opinione acquisita che tende al bene più grande» [28]. Socrate descrive qui due modalità esistenziali che corrispondono in ultima analisi al conflitto tra due concezioni antropologiche: naturalismo e personalismo. L’uomo ha la possibilità di perseguire il bene, nella misura in cui l’ha appreso con l’educazione e riconosciuto come tale con la ragione, o di farsi dominare dalle passioni. La cultura moderna propone soprattutto antropologie naturalistiche, che rifiutano l’esistenza di principi morali assoluti e proclamano il diritto di ogni individuo di stabilire le norme del proprio comportamento. Come afferma Socrate, la mancanza di principi porta a essere dominati e quindi schiavi degli istinti naturali innati. La rivoluzione sessuale ha diminuito in molti uomini la capacità di dominare le passioni, rendendoli schiavi dei loro istinti. Ed è proprio questa schiavitù, l’incapacità di controllare le proprie passioni, che costringe gli uomini a usufruire di prestazioni sessuali a pagamento, quando non è possibile avere altri partner. Nella letteratura specialistica viene spesso osservato che i clienti delle prostitute sviluppano una forma di dipendenza, definita sexual addiction.

Purtroppo si può temere che l’introduzione di certi modelli di educazione sessuale, come la comprehensive sexuality education e il suo scopo dichiarato di abbattere tabù culturali e religiosi, e le teorie della salute sessuale e riproduttiva mineranno ulteriormente il ruolo della famiglia monogamica, contribuiranno a diffondere una concezione unicamente biologica della sessualità e una mentalità che considera il partner sessuale solo come un genere di consumo che, se necessario, ci si può procurare a pagamento. Questa Situazione potrà solo alimentare il mercato della prostituzione e, di conseguenza, anche i traffici illegali di persone legati alla prostituzione.


[1] Johann Jakob Bachofen, Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia del mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, trad. it., Tomo primo, Einaudi, Torino 1988, p. 150.

[2] Cfr. Friedrich Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma 1970, p. 38: “La storia della famiglia risale al 1861, con la pubblicazione del Mutterrecht di Bachofen”..

[3] Ibid., p. 84.

[4] Ibid., p. 93.

[5] Ibid., p. 98.

[6] Cfr., Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, Editori riuniti, Roma 2005, p. 45.

[7] F. Engels, L’origine…, cit., p. 109.

[8] Alva Myrdal & Gunnar Myrdal, Kris i befolkningsfrågan, AiT Scandbook, Falun 1997, p. 209. Cfr Luca Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975). Il Programma Socialdemocratico di Sterilizzazione, Aborto e Castrazione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004, p. 84.

[9] Cfr., p.es. Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo, trad. it., Arnoldo Mondadori , Milano 1974, pp.174-180.

[10] Margaret Mead, L’adolescenza in Samoa, Giunti, Firenze 2007, p. 13.

[11] Ibid., p. 165.

[12] Ibid., p. 176.

[13] Ibid., p. 163.

[14] pp. 129-130.

[15] Mary Catherine Bateson, Parole per un nuovo secolo, in ibid, p. XIV.

[16] Id., Pulsioni e loro destini, Opere Vol. 8, Boringhieri, Torino 1976, p.18.

[17] Sigmund Freud, Una difficoltà della psicoanalisi, in Idem, Opere 1915-1917 Introduzione alla psicoanalisi e altri scritti. Boringhieri, Torino 1976, p. 658.

[18] Cfr. Eva Illouz, Saving the modern soul. Therapy, emotions, and the culture of self-help, University of California Press, Berkeley, Los Angeles London, 2008.

[19] C. G. Jung, I rapporti della psicoterapia con la cura d’anime, in Psicologia e religione Opere vol. 11, Boringhieri, Torino 1979, p. 323.

[20] Idem, Aion: Ricerche sul simbolismo del sé, Opere vol. 9/II, Boringhieri, Torino 1982, p. 31.

[21] WHO Regional Office for Europe and BZgA: Standards for Sexuality Education in Europe. A frame work for policy makers, educational and health authorities and specialists, Colonia 2010,

[22] Ibid., p. 44.

[23] IPPF Framework for Comprehensive Sexuality Education (CSE), IPPF, Londra 2010, p. 4.

[24] Carl R. Rogers, Potere personale. La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario, Astrolabio, Roma 1978, p. 54.

[25] Ibid., p. 55.

[26] Ibid., p. 239.

[27] Cfr. Joachim Scharfenberg, Einführung in die Pastoralpsychologie, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1985, pp. 132-139. Sulla ricezione di antropologie naturalistiche nella psicologia pastorale cfr. Ermanno Pavesi, Pastoral Psychology as a Field of Tension between Theology and Psychology, Christian Bioethics, 16 (1), 9-29, 2010.

[28] Platone, Fedro 237D-238A, in Idem, Tutti gli scritti, cit., pp. 535-594 (p. 548).

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