Padre Faggioni: il farmaco blocca pubertà è una rischiosa scorciatoia

Giovani generazioni e sessualità, nuove prospettive e sfide. Ne parliamo con p. Faggioni, bioeticista e consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, che affronta due casi: una campagna in Olanda contro la prostituzione e la questione della disforia di genere dopo l’autorizzazione all’uso della triptorelina in Italia

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Ci sono segnali in controtendenza rispetto al permissivismo assoluto e all’uso puramente strumentale della sessualità, come dimostra la campagna per rendere illegale la prostituzione in Olanda. È quanto afferma padre Maurizio Pietro Faggioni O.F.M., consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e ordinario di Bioetica presso l’Accademia Alfonsiana, in questa intervista con Vatican News nella quale invita a considerare i rischi connessi all’uso della triptorelina per bloccare la pubertà nei ragazzi che manifestano problemi con la loro identità sessuale.

In Olanda 42mila giovani hanno firmato una petizione per chiedere che la prostituzione diventi illegale. La campagna “Sono impagabile” è stata condotta principalmente da gruppi di ispirazione cristiana e femminista. In uno dei Paesi più permissivi al mondo, si assiste a una presa di posizione da parte di una generazione che, siamo abituati a pensare, sia più portata a difendere la libertà di fare tutto. Qualcosa sta cambiando? 

Stiamo assistendo a una presa di coscienza globale da parte delle giovani generazioni. Sono loro che scendono in piazza e protestano quando vedono qualcosa che non va. Hanno attirato molto l’attenzione le grandi manifestazioni in favore dell’ambiente, ma anche questa mobilitazione nei Paesi Bassi meriterebbe maggiore spazio e considerazione. I giovani sono molto più sensibili e acuti nel registrare squilibri e ingiustizie: nel momento in cui questi ragazzi olandesi hanno capito che dietro la facciata della libera prostituzione si nascondeva in realtà uno sfruttamento di donne povere, non hanno esitato a metterci la faccia – infatti la campagna è su Instagram – per dire basta, non è in vendita, non è giusto che questo abbia un prezzo. 

Nell’Esortazione post-sinodale “Christus vivit” il Papa, parlando del matrimonio, invita i giovani a «educare la propria sessualità, in modo che sia sempre meno uno strumento per usare gli altri e sempre più una capacità di donarsi pienamente a una persona in modo esclusivo e generoso».

È un richiamo importante e attuale. Francesco nell’Esortazione osserva che “in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive”. In effetti viviamo nell’epoca dell’ipersessualizzazione, della sessualità esasperata e sovraesposta, della libertà di accesso senza limiti a qualsiasi tipo di immagine e di pornografia. Gli psicologi lamentano un aumento delle patologie legate alla sfera sessuale proprio nei giovani e nei giovanissimi, con crisi di ansia da prestazione da un lato e alla violenza dall’altro. Se tra ragazzini delle scuole medie diventa normale chiedersi foto di nudi come “prove d’amore” e poi usarle per ricattare e bullizzare, forse qualche cosa non funziona nella presunta liberazione dai tabù. LEGGI ANCHE

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In alcuni bambini e adolescenti c’è una certa “confusione” legata alla sessualità, alla percezione di sé, al proprio corpo. Qui entra in gioco anche l’educazione sessuale.

In un’epoca dominata dal tutto e subito, dall’assunzione precoce di ruoli e atteggiamenti erotizzati, dall’affrettarsi dei tempi del debutto sessuale, un aspetto fondamentale e delicato della crescita come quello dell’educazione sessuale rischia di ridursi a una informazione sulle tecniche contraccettive e sulla prevenzione delle malattie sessuali, senza affrontare temi decisivi per la formazione psicoaffettiva della persona. E alcune problematiche connesse con la sessualità dei giovanissimi possono oggi trovare soluzioni medicalizzate e scorciatoie rischiose. 

A questo proposito, in Italia è stato da poco autorizzato l’uso della triptorelina per bloccare la pubertà nei ragazzi che manifestano la cosiddetta “disforia di genere”. Che cosa ne pensa?

L’impiego della triptorelina nel caso di giovanissimi con difficoltà di definizione della propria identità sessuale è emblematico. Nel tentativo di superare situazioni di indubbio disagio si può essere indotti a percorrere la via farmacologica di efficacia e di conseguenze non ancora ben note. I dati pubblicati sono preliminari e manca la conferma che viene dagli usuali e rigorosi protocolli sperimentali. Si conoscono alcuni risultati della triptorelina in diverse situazioni patologiche come la pubertà precoce e alcuni tumori, ma non esistono ancora dati sufficienti non solo su alcuni temuti effetti a livello fisiologico, ma soprattutto sulle conseguenze psicologiche di un innaturale prolungarsi della situazione prepubere. Per non dire che la possibile definizione della identità favorita dallo sviluppo dei caratteri sessuali e dagli effetti degli steroidi sessuali sul cervello viene ad essere impedita. In questo modo quello che viene giustificato come un tempo di attesa, può configurarsi, facilmente e prematuramente, come il primo passo di una decisione virtualmente definitiva.

Oggi il web è diventato lo “sportello” a cui chiedere ogni informazione, soprattutto su questi temi. La generazione dei “genitori amici” pare non riuscire ad essere il principale interlocutore per i ragazzi che cercano informazioni sulla sessualità.

Il paradosso dell’educazione sessuale all’interno della famiglia moderna è proprio questo: per quanto sia stata smitizzata la figura autoritaria dei genitori, i giovani continuano a chiedere a terzi quando si tratta di informazioni e paure legate alla sfera sessuale. Gioca certamente un certo grado di pudore e di riserbo, ma, allo stesso tempo, il tentativo di essere considerati “coetanei” e amici dei propri figli ha ingenerato un clamoroso fraintendimento dei ruoli. Parlare di affettività e di sessualità vuol dire parlare di rispetto e di consapevolezza, vuol dire mettersi in gioco ed essere credibili. Questo è sempre più difficile quando sono gli stessi genitori a esporsi, a volte in maniera imbarazzante, proprio attraverso quei social sul cui uso indiscriminato mettono in guardia i figli.