Libertà religiosa ed educazione sessuale
Dott. Ermanno Pavesi, Segretario Generale della FIAMC
In un passaggio del discorso al corpo diplomatico del 10 gennaio scorso, incentrato sul tema della libertà religiosa, Benedetto xvi fa riferimento anche all’insegnamento di educazione sessuale o civile e alla sua obbligatorietà in alcuni paesi. Dopo aver ricordato casi di persecuzione religiosa, infatti, il Santo Padre ha affermato: “Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.
A prima vista questo accostamento dell’educazione sessuale o civile a persecuzioni vere e proprie e addirittura al martirio di religiosi e di fedeli può sembrare piuttosto singolare o per lo meno eccessivo.
Per comprendere correttamente questa dichiarazione è necessario sottolinearne alcuni punti: la critica è rivolta all’obbligatorietà dell’insegnamento, e a quei corsi di educazione sessuale e civile che mediano una visione dell’uomo che non è neutra, bensì contraria alla fede e alla retta ragione.
Per quanto riguarda l’obbligatorietà, la scuola ha il diritto di imporre a tutti gli allievi lo stesso modello di educazione sessuale o non deve piuttosto, tenendo conto anche delle diverse sensibilità delle famiglie nelle questioni che riguardano la sessualità, rispettare il diritto dei genitori a far dispensare i figli dai corsi di educazione sessuale, nel caso che non siano d’accordo con i contenuti e con i metodi dell’insegnamento? In alcuni paesi fra i fautori dell’educazione sessuale prevale la convinzione dell’assoluta necessità di renderla obbligatoria per tutti i bambini e giovani senza eccezione. Ai genitori viene negato il diritto di far esonerare i propri figli dai corsi di educazione sessuale.
In Svizzera, per esempio, il Consiglio federale ha affidato a un istituto particolare, il Kompetenzzentrum für sexuelle Pädagogik, Centro di competenza per la pedagogia sessuale, della facoltà di pedagogia della Svizzera centrale, il compito di redigere il programma scolastico di educazione sessuale.
Un’analisi del 2007 della situazione della pedagogia sessuale nelle scuole svizzere constata che attualmente i genitori hanno il diritto di esonerare i figli dai corsi. Il documento citato, però, pur riconoscendo genericamente il diritto dei genitori a educare i figli, non solo considera inalienabile il diritto del bambino all’educazione sessuale, ma ritiene che solo i corsi organizzati dalla scuola sarebbero in grado di fornire un’educazione adeguata. Nell’ambito della sua missione educativa, quindi, la scuola non potrebbe rinunciare al dovere di impartire l’educazione sessuale a tutti gli scolari indistintamente, e raccomanda che la legge imponga l’obbligatorietà dell’educazione sessuale.
Gli esperti di questo centro considerano l’educazione sessuale come un diritto del bambino, e ritengono fuori di discussione la scientificità e la neutralità dei programmi da loro elaborati, tanto per quanto riguarda il metodo didattico quanto per i contenuti. Il diritto del minore all’educazione sessuale si trasforma così in un monopolio della scuola e dei programmi scolastici in questo campo.
Certamente vi possono essere fautori dell’educazione sessuale che hanno una concezione della sessualità in linea con l’antropologia cristiana, ma per evitare equivoci è necessario precisarne i contenuti. Un tema dei corsi riguarda, ad esempio, la cosiddetta “salute riproduttiva”: di per sé questo termine ha una valenza positiva, chi potrebbe diffidarne e pretenderne l’esclusione dai programmi?
Il concetto di salute riproduttiva è, però, piuttosto equivoco e viene utilizzato da organizzazioni internazionali in un senso ben preciso. Michel Schooyans, della Pontificia Accademia per la Vita ha fatto presente che: “Si potrebbe pensare che l’espressione indichi essenzialmente l’assistenza preventiva e le cure disponibili per le donne durante la gravidanza o durante il parto o anche il trattamento terapeutico disponibile nei casi di sterilità o di malattie sessualmente trasmesse. In realtà l’espressione ‘salute riproduttiva’ è un prodotto tipico di ingegneria verbale e assume vari significati. Può avere le accezioni appena menzionate, ma si può riferire anche alla contraccezione, all’aborto sicuro, ad un certo tipo di educazione sessuale per adolescenti e ad un cambiamento nelle legislazioni e nelle mentalità”. E, dopo aver esaminato i testi corrispondenti, aggiunge: “Quindi l’aborto è compreso nel concetto di salute riproduttiva dall’OMS e da altre agenzie delle Nazioni Unite”. Anche associazioni e istituzioni private, richiamandosi all’autorità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sentono legittimate a considerare l’aborto come un elemento inalienabile del concetto di salute riproduttiva.
Se l’aborto è contenuto nel concetto di salute riproduttiva, allora dichiarazioni a favore di quest’ultima implicano automaticamente anche il diritto all’aborto. L’educazione sessuale e quella civile, poi, avrebbero il dovere di informare i minori sui loro vari diritti, compreso anche il “diritto” all’aborto.
In un documento del 2010 l’ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato degli ‘standards’ per l’educazione sessuale, in cui vengono descritti i moduli per i programmi nei vari gruppi d’età. I contenuti sono piuttosto discutibili, il modulo educativo per i giovani dai nove ai dodici anni, per esempio, prevede che vengano informati sui vari tipi di contraccezione e il loro uso, che debbano essere messi in grado di utilizzare correttamente preservativi e anticoncezionali in futuro, e di fare una scelta consapevole se avere o no esperienze sessuali [1]. Se l’educazione sessuale diventa obbligatoria e vengono adottati gli standards dell’Organizzazione Mondiale della Sanità un genitore non avrebbe la possibilità di evitare che un figlio di nove anni riceva una tale “educazione”.
Questo documento della Organizzazione Mondiale della Sanità viene presentato come la prosecuzione di un progetto iniziato dalla IPPF international, la International Planned Parenthood Federation, che viene descritta come l’organizzazione non governativa internazionale leader nel campo della salute sessuale e riproduttiva. Effettivamente dalle continue citazioni la IPPF appare come la principale ispiratrice della linea che l’OMS ha adottato nel campo della salute sessuale.
L’IPPF stessa si presenta come un’organizzazione che fornisce e difende salute e diritti sessuali e riproduttivi, ma che concepisce la sua attività anche come educativa. A questo scopo ha elaborato un concetto per un’educazione sessuale spesso definita come completa e olistica. L’edizione 2010 del IPPF Framework for Comprehensive Sexuality Education (CSE) pretende di fornire un’educazione sessuale fondata scientificamente anche in aperta contrapposizione a convinzioni basate sulla morale culturale o religiosa. Principi morali ed etici riguardo alla sessualità vengono considerati come tabù e come ostacoli alla piena realizzazione dei progetti di educazione sessuale: “l’IPPF è convinta che i tabù sessuali prodotti dalla cultura e dalla religione non sono ostacoli insormontabili per ampliare la sfera d’azione dell’educazione sessuale”.
In un passaggio successivo di questo testo viene ricordata l’esistenza di “barriere sociali, culturali ed etiche all’esercizio dei diritti della salute sessuale e riproduttiva”, e che sarebbe pure necessario far comprendere “che sessualità e cultura sono differenti e dinamiche”;
in altri termini, trasmettere la convinzione che le convinzioni correnti a proposito della sessualità sono relative, mentre invece i problemi della sessualità dovrebbero essere trattati in modo “aperto e senza pregiudizi morali” (“open and non-judgmental”), e per questo l’unico approccio valido sarebbe quello proposto dalla IPPF e analoghe istituzioni.
Nella strategia riguardo all’educazione sessuale convergono quindi diverse politiche e fenomeni culturali, come la politica di controllo delle nascite, la rivoluzione sessuale, l’emancipazione femminile, e la prevenzione dell’AIDS e di altre malattie a trasmissione sessuale.
Tutti questi movimenti hanno un complesso retroterra culturale. Lo psicoanalista Erich Fromm (1900-1980), per esempio, considerava femminismo, movimenti giovanili e rivoluzione sessuale la speranza per il successo del processo rivoluzionario che era fallito in campo politico: “Mentre la grande rivoluzione politica del XX secolo, quella russa, si è conclusa con uno scacco (è ancora troppo presto per formulare un giudizio sui risultati di quella cinese), le rivoluzioni del nostro secolo destinate davvero alla vittoria, sembrano quelle delle donne e dei figli, oltre alla rivoluzione sessuale” [2].
I progetti attuali di educazione sessuale portano anche a un conflitto tra una nuova visione dell’uomo da una parte e quella religiosa dall’altra, che nei paesi occidentali è rappresentata soprattutto dal cristianesimo, e che ha incorporato anche la visione razionale dell’uomo e dell’etica che ha caratterizzato la civiltà occidentale a partire da filosofi come Platone (427 a.C. ca. – 347 a.C. ca.) e Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.). La gioventù deve essere educata secondo i principi di questa tradizione etica o secondo la nuova visione, che attribuisce alla sessualità il ruolo più importante nell’uomo?
Concezioni di questo tipo risalgono, più o meno direttamente, a Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi che considerava pericolosa la morale sessuale religiosa, perché avrebbe anche inibito la capacitä di pensare:
“La proibizione di pensare, sancita dalla religione in funzione della propria autoconservazione, è tutt’altro che priva di pericoli sia per il singolo che per la collettività umana. L’esperienza analitica ci ha insegnato che tale proibizione, seppure originariamente confinata a un determinato dominio, ha la tendenza a estendersi e diviene quindi causa di gravi inibizioni nella condotta della persona. Quest’effetto può anche essere osservato nel sesso femminile come conseguenza del divieto di occuparsi, anche solo col pensiero, della propria sessualità.” [3].
Già più di un secolo fa Freud esprimeva la sua soddisfazione per la sostituzione del catechismo con l’educazione civica, ma auspicava pure che questa comprendesse anche l’educazione sessuale:
“Considero come il più significativo progresso nella educazione dell’infanzia il fatto che lo Stato francese abbia adottato, in luogo del catechismo, un libro elementare che fornisce al fanciullo le prime cognizioni sulla sua condizione di cittadino e sui suoi futuri doveri morali. Ma tale istruzione elementare è gravemente incompleta se non comprende anche la sfera della vita sessuale. Questa è la lacuna che educatori e riformatori dovrebbero proporsi di colmare! Nei paesi che hanno lasciato l’educazione dei fanciulli tutto o in parte nelle mani del clero, ciò non può in alcun modo venir richiesto. L’uomo di chiesa non ammetterà mai l’uguaglianza di natura tra l’uomo e l’animale, perché non può rinunciare all’anima immortale, di cui ha bisogno per fondare il precetto morale” [4].
Freud auspica che l’educazione irreligiosa sia introdotta nella nostra civiltà, in quanto è convinto che la società non potrebbe che approfittarne.
“Ma voglio moderare il mio zelo ed ammettere la possibilità che anch’io corra dietro a un’illusione. Forse l’effetto della proibizione di pensare imposta dalla religione non è grave come suppongo, forse risulterà che la natura umana rimane la stessa anche se non si abusa dell’educazione per assoggettarla alla religione. Non lo so e neppure Lei può saperlo […]. Ma Lei mi deve concedere che siamo qui in presenza d’una speranza legittima per il futuro, che forse c’è da scoprire un tesoro che può arricchire la civiltà e che vale la pena di tentare un’educazione irreligiosa. Qualora questo tentativo si dimostrasse insoddisfacente, sarei pronto a rinunciare alla riforma e a tornare al mio precedente giudizio, puramente descrittivo: l’uomo è un essere d’intelligenza debole, dominato dai suoi desideri pulsionali” [5].
17.1.2011
[1] WHO Regional Office for Europe and BZgA: Standards for Sexuality Education in Europe. A frame work for policy makers, educational and health authorities and specialists, Colonia 2010, p. 44.
[2] Erich Fromm, Avere o essere, Mondadori, 1996, p. 90.
[3] Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi. (Nuova serie di lezioni) [1932], in Opere di Sigmund Freud vol. 11, p. 274.
[4] Idem, Istruzione sessuale dei bambini [1907] in Opere di Sigmund Freud 1905-1909, vol. 5, pp. 361-362.
[5] Idem, L’avvenire di un’illusione [1927], in Opere di Sigmund Freud, vol. 10, p. 477.

