Domenica 17 dicembre  2023

Rito ambrosiano

Domenica dell’Incarnazione (VI di Avvento)

Luca 1, 26-38a

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Commento

Il dialogo decisivo tra Dio e l’uomo avviene tra Dio e una donna! 

Dio: “Maria vorrei rinnovare l’umanità, mandando mio Figlio, mi dai una mano a farlo nascere?”

Maria è pia, ma non è una sprovveduta e interroga su dove e come il Signore la vuole impegnare. Quando comprende che c’è un progetto benefico di Dio per tutti gli uomini e che lei potrà dare il suo contributo per la realizzazione del regno, si mette a disposizione e pronuncia il suo sì.

Maria: “Eccomi sono disponibile!”

Giustamente, la Chiesa ha esaltato il ruolo di Maria nella teologia e nella liturgia e il popolo di Dio ha fatto altrettanto con la sua devozione, ma non abbiamo ancora tratto tutte le conseguenze di questa importanza della donna nella vita della Chiesa. 

Una seconda considerazione riguarda il nostro modo di attendere il Natale del Signore. Manca una settimana a Natale e si parla fino allo sfinimento di preparazione. Ma preparazione di che cosa? Del pranzo? Dei regali? Del viaggio post natalizio?

Il vangelo di oggi ci dice che la vera preparazione al Natale si realizza con l’ingresso nel dialogo tra l’angelo del Signore e Maria.

Anche noi dobbiamo entrare in questo dialogo, nel quale Dio ci dirà: Anna, Roberto, Teresa, Emanuele, ecc. (mettici il tuo nome): vuoi darmi una mano a illuminare questo mondo, a ricrearlo con il mio amore, che diventa anche il tuo? Se diciamo di sì, seguiremo Gesù, diventeremo protagonisti di tante piccole storie di speranza, nuove nascite, nuovi natali senza fine: il Regno del Padre.

Se diciamo di no, ci sarà un incremento del piattume che già governa la vita di molti e della società, e passeremo alla storia solo perché abbiamo la nostra foto su Facebook.

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Rito romano

III domenica di Avvento detta “Gaudete”

 Giovanni 1,6-8.19-28


6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce ma doveva dare testimonianza alla luce.
19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


Commento


Giovanni dà testimonianza alla luce e battezza per la conversione.
Nella sua missione ci sono già alcune delle caratteristiche di Gesù, anche se è chiaro che solo Gesù sarà la vera luce del mondo e solo lui potrà rinnovare il cuore degli uomini.
Giovanni ha l’importante compito di anticipare il cammino di Gesù, perché solo negli uomini che sono risvegliati dal torpore del quotidiano ci può essere quella attenzione che farà comprendere la parola del maestro.
Se tu non diventi cercatore è difficile che trovi qualche cosa. Quando vado in un bosco cerco di nominare gli alberi che vedo, spesso conto più di venti varietà e mi rattristo del fatto che di alcuni alberi non conosco il nome. Però mi rattrista di più quando qualche occasionale compagno di camminata mi dice che non ne conosce neppure uno. A me sembra di essere cieco perché molti nomi mi sfuggono, chissà quale cecità può esserci in chi non si cura di conoscerne almeno qualcuno. E così non può apprezzare certe meraviglie della natura.
E così è per l’incontro con Gesù. Giovanni ci dice: se non cerchi la verità, non potrai riconoscere colui che è la Verità. Se non desideri il bene, non potrai diventare amico di colui che l’Amore.
La prima verità e il primo bene lo dobbiamo cercare dentro di noi. Se lo facciamo comprenderemo come sia necessario il cammino della conversione. Saremo i primi a voler essere liberati dal male. E quando incontriamo Gesù, capiamo con gioia che abbiamo trovato la medicina. Per la vita!

Commento 2 di E. Ronchi

Venne Giovanni mandato da Dio, venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce. A una cosa sola: alla luce, all’amica luce che per ore e ore accarezza le cose, e non si stanca. Non quella infinita, lontana luce che abita nei cieli dei cieli, ma quella ordinaria, luce di terra, che illumina ogni uomo e ogni storia.

Giovanni è il “martire” della luce, testimone che l’avvicinarsi di Dio trasfigura, è come una manciata di luce gettata in faccia al mondo, non per abbagliare, ma per risvegliare le forme, i colori

e la bellezza delle cose, per allargare l’orizzonte. Testimone che la pietra angolare su cui poggia la storia non è il peccato ma la grazia, non il fango ma un raggio di sole, che non cede mai.

Ad ogni credente è affidata la stessa profezia del Battista: annunciare non il degrado, lo sfascio, il marcio che ci minaccia, ma occhi che vedono Dio camminare in mezzo a noi, sandali da pellegrino e cuore di luce: in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

Sacerdoti e leviti sono scesi da Gerusalemme al Giordano, una commissione d’inchiesta istituzionale, venuta non per capire ma per

coglierlo in fallo: Tu chi credi di essere? Elia? Il profeta che tutti aspettano? Chi sei? Perché battezzi? Sei domande sempre più incalzanti. Ad esse Giovanni risponde “no”, per tre volte, lo fa con risposte sempre più brevi: anziché replicare “io sono” preferisce dire “io non sono”. Si toglie di dosso immagini gratificanti, prestigiose, che forse sono perfino pronti a riconoscergli.

Locuste, miele selvatico, una pelle di cammello, quell’uomo roccioso e selvatico, di poche parole, non vanta nessun merito, è l’esatto contrario di un pallone gonfiato, come capita così di frequente sulle nostre scene. Risponde non per addizione di meriti, titoli, competenze, ma per sottrazione: e ci indica così il cammino verso l’essenziale. Non si è profeti per accumulo, ma per spoliazione.

Io sono voce, parlo parole non mie, che vengono da prima di me, che vanno oltre me. Testimone di un altro sole. La mia identità sta dalle parti di Dio, dalle parti delle mie sorgenti. Se Dio non è, io non sono, vivo di ogni parola che esce dalla sua bocca.

La voce rigorosa del profeta ci denuda: Io non sono il mio ruolo o la mia immagine. Non sono ciò che gli altri dicono di me. Ciò che mi fa umano è il divino in me; lo specifico dell’umanità è la divinità. La vita viene da un Altro, scorre nella persona, come acqua nel letto di un ruscello. Io non sono quell’acqua, ma senza di essa io non sono più.

«Chi sei tu?». Io cerco l’elemosina di una voce che mi dica chi sono veramente. Un giorno Gesù darà la risposta, e sarà la più bella: Voi siete luce! Luce del mondo.

Buona domenica a tutti

Don Michele Aramini